Per recuperare la password Recupera password
  • Testo più grande
  • Testo più piccolo
  • pdf
  • Imvia
  • stampa

Il dazio EU sull’alluminio frena il mercato

di: Mario Conserva, aluminium expert
Billette alluminio doc Estral
22.05.2013
Il problema
Il sistema dell’alluminio europeo, e conseguentemente quello del nostro paese che è in questa filiera industriale al secondo posto in EU dopo la Germania per produzione, consumi e numero di addetti, è a grave rischio per la pesante condizione di non competitività legata alla presenza del dazio EU sul metallo grezzo.
La tariffa vale il 6% sia sul metallo puro che sulle leghe, con una riduzione temporanea al 3% dal 2007 sul metallo non legato, e rappresenta un caso unico al mondo relativo ai materiali metallici di uso industriale;  non c’è infatti l’equivalente né in Usa, né in Giappone, né in altri grandi paesi comunque industrializzati che sono in competizione con l’Europa. Si tratta oggettivamente di una misura che  penalizza la  catena industriale del metallo a valle delle produzioni di grezzo, quindi le prime trasformazioni come le lavorazioni primarie di laminazione, estrusione, fonderia getti, e le successive utilizzazioni finali nell’intera industria manifatturiera, dell’edilizia e delle costruzioni, della meccanica ed elettrotecnica e dell’imballaggio.

Chi interessa

La perdita di competitività sul mercato si riflette sul sistema produttivo europeo, ed in particolare italiano, fatto  di piccole e medie aziende di trasformazione e di fabbricazione prodotti e componenti a valle  che occupa con le lavorazioni dirette 20-30 volte il personale delle produzioni primarie e che crea un indotto di dimensioni complessive, come addetti e fatturato, per lo meno di due ordini di grandezza superiore. Solo in Italia si tratta di oltre 10 mila addetti nelle estrusioni, laminazioni, fonderie di alluminio e di un indotto di decine di migliaia di aziende che producono carpenteria, serramenti, lavorazioni meccaniche, componenti e prodotti per i trasporti, l’edilizia, l’elettrotecnica, l’arredamento ed il mobilio, macchine per le trasformazioni, stampi e forni per le fonderie, matrici per estrusione, impianti e sistemi di automazione.

Un provvedimento obsoleto
Prima di vedere chi perde e chi guadagna in Europa per la presenza del dazio, è opportuno analizzare perché questa misura, introdotta tanti anni fa, quando la produzione europea di alluminio grezzo era assolutamente superiore alla domanda interna, è oggi totalmente superata dai cambiamenti strutturali della catena alluminio. Nell’arco dell’ultimo decennio infatti, a causa dell’aumento dei costi dell’energia, la produzione di alluminio primario in Europa è molto più onerosa che nei paesi a migliore situazione energetica, questo ha portato ad una chiara revisione delle strategie industriali delle multinazionali occidentali storiche produttrici di metallo (Alcoa, Hydro e Rio Tinto Alcan) le quali stanno progressivamente chiudendo le produzioni in Europa, delocalizzando in altre aree mondiali, in particolare nell’area del Golfo. Con queste scelte, alla fine del 2012 le multinazionali operanti in Europa avevano provveduto via via alla chiusura di circa 4 milioni di tonnellate di capacità produttiva, la produzione di metallo primario in EU  si è conseguentemente ridotta a poco più di 2,2 milioni di t, a fronte di un fabbisogno complessivo intorno ad 8 milioni che viene coperto dall’import di oltre 5,5 milioni di t proveniente da paesi extra EU. Poichè le produzioni EU di primario vengono in pratica quasi totalmente assorbite dalle stesse multinazionali produttrici di metallo per le proprie unità produttive di trasformazione in Europa, è chiaro che tutto il resto del downstream è obbligato ad approvvigionarsi da produttori extra EU. E’ quindi palese l’illogicità di una protezione daziaria che protegge un bene sostanzialmente non disponibile.   
    
Chi è penalizzato e chi guadagna
Chi perde: l’effetto distorsivo del dazio sul mercato globale in cui operano le aziende che trasformano l’alluminio in EU o che utilizzano l’alluminio per prodotti manufatturieri, è ampiamente dimostrato da tempo: l’alluminio ha una quotazione internazionale definita alle principali borse mondiali e fissata univocamente; le variazioni locali del valore della materia prima sono introdotte attraverso i cosidetti premi sia sul metallo grezzo non legato che sulle leghe allestite nelle forme idonee alle successive trasformazioni (billette per gli estrusi, placche per i laminati e pani da fonderia per i  getti), quindi il prezzo finale del metallo risulta dalla somma delle due voci cioè la quotazione ufficiale del metallo in borsa, ad esempio all’LME London METAL Exchange, cui va aggiunta la voce premio.  Il peso del dazio EU viene trasferito sui premi vigenti per tutto il metallo che in ogni forma e per  ogni tipo e modalità di provenienza viene utilizzato in Europa. Esiste pertanto un prezzo europeo per il metallo che per effetto del dazio è sempre e comunque superiore alle corrispondenti quotazioni negli altri paesi, con un extra costo complessivo valutato in circa 1.8 miliardi di dollari per il 2012, che  mediamente è arrivato ad incidere sino ad oltre 150$/tonnellata. Si tratta di uno svantaggio competitivo pesantissimo, che ha già causato la scomparsa o la falcidia di gran parte del downstream indipendente in UK, in Belgio e Francia, e sta penalizzando oggi in particolare l’estrusione e la fonderia getti in Italia e Spagna nonché il sistema europeo del remelting (riciclo formati da trasformazione).
Chi guadagna: i produttori EU di metallo primario traggono dalla presenza del dazio un vantaggio annuo stimato in circa 300 milioni $, un sussidio occulto tutto sommato modesto rispetto alla penalizzazione del downstream, e comunque del tutto insufficiente a compensare la non competità delle produzioni EU ad alta intensità energetica come quella dell’alluminio primario; la dimostrazione più evidente di questo è che il processo di chiusura degli impianti di alluminio in Europa continua da anni nonostante il beneficio del dazio. Traggono invece sostanziali vantaggi i trasformatori (laminatori, estrusori, fonditori getti) extra europei che possono invadere il mercato EU con i loro prodotti meno costosi del 6% rispetto alle produzioni EU, e giocare la loro superiore posizione competitiva per le forniture su tutti gli altri mercati mondiali.
Nella attuale situazione dei mercati mondiali, la permanenza del dazio sull’alluminio in EU è totalmente insostenibile per circa il 90% del sistema industriale del metallo, e questa posizione viene sostenuta con forza da anni dalla Federazione Europea dei Consumatori di Alluminio FACE, unica organizzazione a rappresentare gli operatori indipendenti di questa importante e complessa filiera industriale. La correttezza e la validità per l’intero sistema industriale ed economico europeo di questa posizione è stata evidenziata in maniera chiara ed esplicita dall’unico studio esistente sulla competitività dell’industria EU dei metalli non ferrosi, un rapporto commissionato nel 2010 dalla Direzione Industria della Commissione Europea, il rapporto Ecorys reso pubblico nell’aprile del 2011, laddove senza tanti giri di parole si sostiene testualmente con chiarezza

“…..import tariffs should be reduced or eliminated, at least for aluminium; simultaneously other competitiveness issues related to e.g. high energy costs and aluminium scrap market distortions should be addressed through
other policy measures…Using import tariffs as a form of compensation for high costs, such as for energy, is not the preferred strategy”.


Grandi danni per piccoli vantaggi
In conclusione, il dazio EU sul metallo è un fardello oneroso che i trasformatori e gli utilizzatori europei dell’alluminio stanno subendo da troppo tempo e che ha prodotto sinora effetti anticompetitivi disastrosi, con un gravoso maggior costo del metallo rispetto agli altri competitori globali delle altre zone mondiali.  
Il mantenimento di questa misura, quando oltre il 70% della domanda interna dell’alluminio primario EU deve essere importato ed il prezzo di mercato pagato dagli utilizzatori europei per la loro materia prima è sempre e comunque  superiore alla media del mercato globale, è un drammatico fattore di non competitività per l'industria a valle trasformatrice e manifatturiera; la stragrande maggioranza della filiera dell’alluminio si trova a dover pagare una severa penalizzazione per un sussidio marginale a vantaggio di una minoranza che da anni sta traslocando altrove, perché il dazio non riesce ad impedire la delocalizzazione al di fuori dell’EU degli smelters; le multinazionali produttrici presenti in EU da una parte intascano i benefici e fanno una lobby durissima per il mantenimento del dazio, dall’altra continuano  tranquillamente a chiudere le produzioni locali trasferendole in siti più favorevoli, come il Middle East.

Conclusione: eliminare il dazio per la continuità del sistema industriale EU
L’onere del dazio sull’alluminio grezzo ha provocato e sta provocando  gravi danni alla filiera  EU dell’alluminio ed al suo importantissimo indotto, dall’industria delle macchine, impianti e tecnologie al manifatturiero a valle, quindi per la salvaguardia della filiera deve essere azzerato al più presto possibile. I segnali del mercato sono molto chiari in proposito, con cali di vendite di semilavorati, prodotti e componenti in lega leggera da parte di aziende italiane ed europee e frequentissime chiusure di capacità e perdite di posti di lavoro, in contrasto ad un aumento della presenza di fornitori extra EU come Corea e Turchia, che sono favoriti  dalla presenza del dazio EU.

Mario Conserva

Immagine - Doc Estral

Parole chiave

commenti (0)

Per lasciare un commento registrati a GuidaFinestra.it. Se sei già un utente effettua il login.

Per recuperare la password Recupera password
guidafinestra.it is a trademark of DBInformation Spa P.IVA 09293820156
Questo sito è un prodotto editoriale aggiornato in modo non periodico, pertanto non è soggetto agli obblighi di registrazione di cui all'art. 5 della L. 47/1948