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Il dazio sull’alluminio primario? Mario Conserva, Alfin-Edimet denuncia: “E’ anacronistico”

09.03.2010

3% sull’alluminio primario non legato e 6% su quello legato. Questo è il dazio che l’industria europea paga per le importazioni di alluminio e che la rende sfavorita rispetto ai competitor di altre parti del mondo. Di conseguenza i consumatori europei pagano un extracosto valutato tra 1 e 2 miliardi di euro. Su questo tema da anni si sta battendo FACE, la Federazione Europea dei Consumatori di Alluminio, chiedendo l’abolizione delle tasse sul metallo grezzo. A livello europeo anche la European Aluminium Association sta rivedendo le proprie posizioni contro l’abolizione del dazio.

Tra i fautori dell’abolizione/riduzione c’è pure il Ministero dello Sviluppo Economico, che ha lanciato una proposta per la sospensione unilaterale dei dazi EU all'importazione di materie prime industriali.  Con l'Italia si sono schierati Polonia, Repubblica Ceca, Austria, Ungheria e altri. Tuttavia l'idea della sospensione allo 0% della tariffa ha incontrato l’opposizione di Paesi come Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Belgio.

Su questo tema interviene Assomet news, la newsletter dell’Associazione dei metalli non ferrosi, che sottolinea come la richiesta di eliminazione del dazio si riferisce solo al metallo primario, mentre sono tutti d’accordo nel richiedere che non vengano riviste le tariffe per le leghe secondarie. E riporta l’opinione del dott. Mario Conserva, ad di Alfin-Edimet : “Il dazio sull’alluminio primario è anacronistico, non ha ragioni tecniche di esistere e rimane in vita solo come sussidio occulto per alcuni settori. Rappresenta un ostacolo allo sviluppo dell’industria in EU e pesa negativamente sulle possibilità di ripresa non solo del downstream, ma anche di tutti i settori industriali a valle, dai trasformatori (fonderie ed estrusori) agli utilizzatori (industrie dei trasporti, delle costruzioni, dell’imballaggio, della meccanica). I produttori di semilavorati di alluminio sono senza difese, stretti nella morsa tra il maggior costo della materia prima del 6% e l’inefficacia del dazio EU del 7.5% a proteggere dall’import di semilavorati. La fortissima competizione dei trasformatori e dei fabbricanti extra europei di parti e componenti in alluminio deve far riflettere sui danni irreversibili che il dazio EU sul metallo primario comporta”.

Peraltro il dazio, oltre agli extracosti per gli utilizzatori, introduce anche le condizioni per distorsioni di mercato ed unfair competition all’interno della comunità EU27. Ad esempio in EU entrano semilavorati provenienti da paesi come la Norvegia, la Turchia ed il Marocco che hanno libera possibilità di accesso all’alluminio grezzo duty free (senza dazio del 6%) ed allo stesso tempo sono esenti dal dazio del 7,5% sui semilavorati introdotti in EU.  Inoltre il dazio introduce anche una pesante turbativa alla concorrenza interna per la presenza di alcuni operatori che hanno accesso a metallo esente dazio prodotto in paesi coperti da accordi commerciali con l’UE.

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