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Vendite on line: gli obblighi fiscali

di: Ines Chierichetti fonte: 'Nuova Finestra' 357 Aprile 2010 - pagina 138-140
Vendite on line: gli obblighi fiscali
13.07.2010
La vendita on line di beni materiali nei confronti dei consumatori finali, detta anche e-commerce, è di fatto una tradizionale cessione di beni, nella quale è la fase contrattualistica ad essere attuata attraverso tecnologie informatiche.

L’azienda si dota di un sito web, sul quale espone il suo catalogo che chiunque nel mondo può consultare, e dalla consultazione chiunque può passare all’ordine, con contestuale pagamento. Oppure l’azienda accede a un portale, gestito da un server, attraverso il quale compie le operazioni usufruendo di utili servizi, per esempio per la fase di riscossione, ma rimanendo sempre titolare e responsabile dell’attività commerciale.

La vendita on line è completa quando tutte le fasi della transazione avvengono on-line: offerta, ordine e pagamento. Trattandosi di cessione di beni materiali la consegna avviene ovviamente con i canali tradizionali, e cioè vettore, corriere, servizio postale, consegna diretta con mezzi propri. Il pagamento può essere richiesto con successivo bonifico o contrassegno postale, anziché avvenire al momento dell’ordine in via elettronica, e, in questo caso, l’operazione è tanto più assimilabile a una ordinaria vendita in cui solo l’ordine è on line.

In entrambe le situazioni, fiscalmente parlando, la transazione è classificata “vendita per corrispondenza” disciplinata dall’art. 22, comma 1, n. 1, del Decreto Iva 633/72 e assimilata al commercio al minuto. Come nel commercio al minuto, infatti, l’offerta è fatta al pubblico e vale in modo definitivo: il cliente che ordina e paga via web ha diritto a ricevere la merce, ovviamente secondo le condizioni previste nell’offerta, chiunque esso sia e ovunque abbia sede.

L’offerta può essere rivolta solo a particolari categorie di operatori o contenere altri limiti che devono essere ben evidenziati in quanto, in mancanza, il modulo dell’ordine non deve neppure poter essere inviato, e il pagamento non deve poter essere attuato. Una volta che il cliente ha tutti i requisiti richiesti, il contratto è validamente concluso con l’invio dell’ordine e non può essere rifiutato.

Negozio virtuale

L’apertura dell’ e-commerce costituisce apertura di una attività di vendita al minuto che avviene in un negozio virtuale. L’azienda deve attivare gli adempimenti specificamente previsti per il commercio al minuto, salvo che non disponga già di uno o più punti vendita e che quindi non abbia già predisposta la propria contabilità all’uopo.

In ogni caso occorre presentare al comune ove è situata la sede dell’attività la preventiva comunicazione di inizio attività, indicando la persona fisica preposta, che può essere lo stesso imprenditore, o l’amministratore della società, o altra persona, e il settore merceologico in cui opera.

Il Comune procede alla verifica del possesso dei requisiti morali dell’imprenditore e dell’eventuale preposto e rilascia l’autorizzazione, proprio come se si trattasse dell’apertura di un tradizionale negozio. Se l’imprenditore è una società, i requisiti morali devono sussistere per tutti quei soci e quegli amministratori che sono dotati di potere di rappresentanza.

Il sito web o la titolarità del contratto con un portale deve appartenere all’imprenditore che effettivamente svolge l’attività di vendita, non è ammesso il ricorso ad una società di sola interfaccia. Decorsi trenta giorni dalla presentazione della richiesta di autorizzazione al comune senza che sia intervenuto diniego, si può procedere ad avviare l’e-commerce.

E-commerce e Iva
Il venditore ha l’obbligo di annotare i corrispettivi giornalieri delle vendite, Iva compresa, in un apposito “registro dei corrispettivi”, entro il giorno non festivo successivo. Alla scadenza mensile o trimestrale del pagamento dell’imposta occorre scorporare l’Iva dal totale dei corrispettivi annotati e sommarla all’Iva dovuta per le altre operazioni normalmente fatturate.

Non vi è obbligo di certificazione degli incassi e pertanto non deve essere emesso né scontrino fiscale, né ricevuta fiscale. Le vendite on line non sono soggette neppure all’obbligo di emissione della fattura, se non espressamente richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione.

Il format dell’ordine che il cliente deve compilare on line deve essere preciso a questo riguardo per evitare che si creino disguidi, e prevedere una casella ben specifica di richiesta di faturazione. I corrispettivi da annotare giornalmente comprendono anche le operazioni per le quali sia stata richiesta la fattura, e pertanto tali fatture non fanno testo per il versamento dell’Iva. Devono però essere registrate a margine del registro corrispettivi: si consiglia di tenere ben distinta la numerazione e la registrazione delle fatture emesse per la normale attività e quelle emesse nell’ambito dell’on line, per evitare confusione nella determinazione dell’Iva da versare. Per ciò che concerne gli acquisti relativi ai beni ceduti on line non va operata alcuna distinzione rispetto a tutti gli acquisti dell’azienda.

Il registro degli acquisti è unico ai fini Iva, qualsiasi scelta di suddivisione o numerazione particolare delle fatture in entrata è legata solo ad esigenze di rilevazioni statistiche interne all’azienda. Una procedura particolare è prevista nei casi, frequenti nella vendita on line, di reso della merce entro un determinato periodo di tempo perché trovata non corrispondente alle caratteristiche rilevate dal web, con rimborso del corrispettivo o emissione di un buono di acquisto ecc. Lo storno dell’operazione originaria, con recupero dell’Iva versata, deve essere tale da offrire garanzie sulla certezza dell’operazione di reso. La restituzione del bene va correlata all’acquisto originario attraverso l’identificazione del soggetto acquirente, l’esplicitazione dell’ammontare dell’imponibile e della relativa imposta, l’individuazione dei dati di riferimento del documento certificativo dell’operazione iniziale, l’attribuzione di un numero di identificazione alla pratica di reso - “codice di reso” - che va riportato su ogni documento emesso per effettuare il rimborso.

La documentazione certificativa dell’operazione iniziale è costituita dalla corrispondenza on line - in genere l’ordine - nella quale si rilevi dettagliatamente il bene ordinato ed eventualmente il suo “codice d’ordine” o la sua matricola, nonché dalla documentazione attinente la spedizione. Un ulteriore supporto sarà costituito dalle scritture ausiliarie di magazzino, che dovranno evidenziare la movimentazione fisica del bene, prima in uscita e successivamente il suo reinserimento nel circuito di vendita. Se però ad effettuare il reso è un cliente che aveva chiesto la fattura, dal momento che esiste una certificazione fiscale dei soggetti e del prodotto, la procedura è più semplice: basterà emettere la nota di credito e annotare sul registro corrispettivi una variazione in meno per l’Iva da recuperare.

La necessità di una “tracciabilità della transazione”, messa in evidenza dall’Agenzia delle Entrate per motivazioni fiscali, risponde oggi anche all’esigenza di individuare le corrette responsabilità in tema di sicurezza del prodotto. Da non dimenticare che, nelle vendite on line, è vietato inviare prodotti al consumatore senza una specifica richiesta di quest’ultimo, e quindi una traccia deve esistere per forza.

E-commerce con l’Ue e con i paesi terzi

Una volta che l’azienda si è collocata sul web, le transazioni sono aperte ai consumatori di tutti i paesi, nazionali, comunitari, e-xtracomunitari. Se l’impresa non ha posto restrizioni alle operazioni con l’estero, al ricevimento dell’ordine e contestuale pagamento del bene più le spese di trasporto, l’operazione è conclusa, al venditore non resta che l’obbligo di consegnare la merce al cliente ovunque sia localizzato, in un paese dell’Unione Europea o in un paese terzo.

Occorre quindi individuare la territorialità dell’operazione per applicare la corretta normativa fiscale, che coinvolge, oltre che l’Iva, i diritti e dazi doganali ove previsti. La cessione a soggetti nazionali (siano essi imprenditori o privati) va assoggettata all’aliquota Iva prevista per il particolare bene ceduto. La cessione a un cliente residente in uno stato extra-Ue configura una esportazione: l’operazione è non imponibile, scatta l’obbligo di emissione della fattura e relativi adempimenti doganali. Occorre predisporre la dichiarazione di esportazione su una copia della quale la dogana di transito dovrà apporre il visto di uscita. In genere lo spedizioniere che si occupa del trasporto cura gli adempimenti di esportazione.

L’operazione è più complessa e deve essere svolta in azienda quando si fa ricorso al servizio postale. La cessione ad un cliente residente in uno stato comunitario soggetto a Iva nel suo paese da luogo all’obbligo di emissione della fattura senza applicazione dell’Iva ai sensi dell’art.41, comma 1, lettera b), del Dpr 633/72. Sarà l’acquirente, nel suo paese, a versare l’Iva a mezzo del meccanismo del reverse charge. Il venditore deve acquisire la corretta denominazione del cliente e la sua partita Iva e compilare, con cadenza mensile o trimestrale a seconda delle soglie di anno in anno previste, il modello Intrastat da inviare on line alla sua dogana di competenza, e in cui deve riepilogare tutte le transazioni compiute verso tutti i paesi membri dell’Ue. La situazione si complica nel caso di cessione a un cliente residente in uno stato comunitario soggetto privato. Trattandosi di un privato il versamento dell’Iva fa sempre capo al venditore, sia essa dovuta in Italia o nel singolo paese di destinazione.

L’Iva è dovuta nel paese di destinazione se nell’anno precedente le operazioni compiute nei confronti di detto paese hanno superato 79.534,36 euro (salvo in alcuni stati che hanno stabilito una soglia inferiore). In tal caso il venditore deve “identificarsi” fiscalmente nel paese membro e versargli direttamente l’Iva secondo l’aliquota cui i beni ceduti sono soggetti nel paese membro. Al di sotto di tale soglia l’Iva è dovuta allo stato italiano, esattamente come per le cessioni nazionali. E ammessa la possibilità di scelta da parte dell’operatore nazionale di versare sempre l’Iva nello stato di destinazione, indipendentemente dalla soglia del fatturato. Gli incassi “senza Iva” vanno annotati nel registro corrispettivi, ma ovviamente tenuti ben distinti dagli altri in quanto non daranno luogo ad Iva da versare al momento della liquidazione periodica.

E-commerce  e commercio all' ingrosso

Le regole viste sopra riguardano le transazioni nei confronti di consumatori finali, assimilate al commercio al minuto. L’operatore può essere interessato a esercitare per via elettronica solo il commercio all’ingrosso. Il commercio all’ingrosso on line segue le regole delle normali vendite, è cioè soggetto all’obbligo di emissione della fattura e registrazione della stessa nel registro vendite.

La fattura va emessa al momento della consegna del bene o al precedente momento dell’incasso, come normalmente avviene nell’on line. L’operatore può anche essere interessato ad esercitare on-line congiuntamente il commercio all’ingrosso e il commercio al minuto. In questo caso deve tenere ben distinti i siti web a ciascuna categoria dedicati, in modo che l’acquirente capisca senza equivoci in quale collocarsi. La vendita a un grossista effettuata per errore nell’ambito della tipologia del commercio al minuto, cioè come se fosse un consumatore finale, costituisce violazione sanzionata amministrativamente in capo al venditore.




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