Tra il 2020 e il 2025 gli incentivi, trainati dal Superbonus, hanno spinto la riqualificazione energetica: su 2.177 cantieri analizzati, miglioramento medio di 4,5 classi e 60% degli edifici in classe A
Con la Legge di Bilancio 2026, il sistema di agevolazioni rende il 2026 un anno ponte che permette ancora di programmare interventi di efficientamento seppure con incentivi meno incisivi rispetto al quinquennio precedente: il Superbonus scompare, l’Ecobonus e il Bonus ristrutturazione vengono mantenuti ma con percentuali ridotte, fissate al 50% per la prima casa e 36% per le seconde.
Mentre il 2026 segna l’inizio di una fase più moderata degli interventi di efficientamento energetico, gli incentivi fiscali hanno generato un incremento senza precedenti nel periodo 2020-2025 come fotografato dall’Osservatorio Riqualificazione Energetica (realizzato da Humans&Data con i dati di Harley&Dikkinson).
La disponibilità di un ampio numero di Attestati di Prestazione Energetica (APE) pre e post lavori ha permesso di documentare i benefici degli interventi.
L’indagine ha preso in esame 2.177 cantieri che hanno garantito almeno due salti di classe energetica. La maggior parte degli interventi (76%) ha riguardato edifici condominiali, seguiti dagli edifici unifamiliari (19%). Il 90% degli investimenti è stato deliberato tra il 2021 e il 2022, periodo di massima spinta del Superbonus, il cui ridimensionamento successivo ha avuto un impatto su tutto il mercato.
Le riqualificazioni hanno interessato soprattutto gli edifici costruiti tra il 1973 e il 1991, seguiti da quelli edificati nel periodo 1945-1972. In media, gli interventi hanno prodotto un miglioramento di 4,5 classi energetiche. Prima dei lavori oltre il 75% degli immobili apparteneva alle classi più energivore (E, F e G). Nello specifico, la classe E rappresentava il 24,4%, la F il 30,2% e la G il 21,1%.
Dopo gli interventi, la situazione risulta radicalmente trasformata: la classe G scompare completamente e la F si riduce allo 0,1%. La classe A4 diventa la più rappresentata, accogliendo il 22,6% degli edifici riqualificati. Complessivamente, il 60% rientra in una delle sottoclassi A, mentre classi B e C rappresentano rispettivamente il 13,8% e il 13,6%.
Gli edifici più inefficienti sono quelli che hanno beneficiato dei miglioramenti maggiori: il 18% degli immobili partiti dalla classe G raggiunge la A4; quelli inizialmente in classe F approdano più frequentemente alla classe C (20%); gli edifici in classe E migliorano verso A4 e C (entrambe 18%) o verso la classe B (17,7%).

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