Il nuovo Manual for the design of bamboo structures, realizzato dalla task force internazionale dell’INBAR e pubblicato dall’Institution of Structural Engineers, sancisce l’ingresso del bambù tra i materiali ingegneristici idonei alla costruzione di edifici permanenti. Basato sulla norma ISO 22156:2021, il documento fornisce linee guida su analisi strutturale, progettazione antisismica, resistenza meccanica e requisiti di sicurezza, favorendo una maggiore diffusione del bambù nel settore edilizio grazie alla sua leggerezza, sostenibilità e rapidità di montaggio.
Con la pubblicazione del Manual for the design of bamboo structures, curato da un team di esperti internazionali membri della INBAR Bamboo Construction Task Force (BCTF) e rilasciata dall’Institution of Structural Engineers (IStructE), il bambù esce dall’ambito delle strutture temporanee per essere elevato a materiale ingegneristico per edifici permanenti.
Strutture in bambù
Per la progettazione di strutture in bambù secondo la norma ISO 22156:2021, il manuale si pone l’obiettivo di supportare i professionisti per promuovere la diffusione di questo materiale nel settore delle costruzioni in quanto: combina leggerezza e flessibilità (ideale per zone sismiche o terreni instabili), ecosostenibile, richiede tempi di montaggio ridotti e ha naturali proprietà di isolamento termico.
Il volume (disponibile dal 19 gennaio sul portale ufficiale dell’IStructE) si articola in 10 capitoli che coprono un ampio spettro di tematiche, tra cui: la filiera del bambù, la classificazione e le caratteristiche meccaniche del materiale, l’analisi strutturale, la progettazione antisismica e antivento, il dimensionamento di elementi e connessioni, la durabilità nonché una serie di esempi di calcolo applicati a casi reali.
Per garantire elevati fattori di sicurezza, la guida limita attualmente la progettazione a edifici di massimo due piani, imponendo rigidi protocolli antincendio e trattamenti specifici contro funghi e insetti.
Mentre all’estero il bambù è protagonista di infrastrutture permanenti (Green School a Bali, soffitto del terminal 4 all’Aeroporto Internazionale di Madrid-Barajas, ponti pedonali in Cina e nelle Filippine ecc.), in Italia è utilizzato per strutture temporanee di alto profilo, dove la normativa è meno stringente rispetto agli edifici residenziali, come strutture accessorie (pergolati, padiglioni), ristrutturazioni interne (scale, soppalchi) e bio-edilizia (pareti divisorie non portanti o cappotti termici naturali).
Nel nostro paese il bambù è considerato un ‘materiale non tradizionale’ e non è ancora censito nelle tabelle dei materiali standard delle NTC, tuttavia i professionisti possono ricorrere a normative certificate di comprovata validità internazionale, ed è qui che entra in gioco il manuale dell’IStructE come nuovo importante tassello.
In questo contesto anche il mondo accademico traina l’innovazione: dal brevetto di giunti reversibili del PoliTo ai prototipi che uniscono culmi naturali e componenti in stampa 3D del PoliMi, fino ai seminari e i corsi sull’uso del bambù nell’edilizia e nel design del PoliBa.

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