Il settore delle costruzioni continua a essere messo sotto pressione dall’aumento dei prezzi dei materiali, un fenomeno che ANCE denuncia come sempre più frequente e spesso ingiustificato
Da un lato, il nuovo vademecum di ANCE illustra le misure introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 (Legge 199/2025) per stabilizzare la revisione dei prezzi nelle opere pubbliche, rendendo strutturale il meccanismo di compensazione e rafforzando il ruolo del Prezzario nazionale per evitare disparità territoriali. Dall’altro, l’associazione segnala un’ondata di rincari immediatamente successiva alle recenti tensioni geopolitiche nel Golfo, sottolineando come gli aumenti riguardino non solo i derivati petrolchimici, ma anche acciaio e materiali soggetti a costi di trasporto.
Il vademecum recentemente pubblicato da ANCE analizza le novità nella Legge di Bilancio 2026 e funge da guida operativa per imprese e stazioni appaltanti, confermando un quadro normativo più stabile rispetto alle misure emergenziali degli anni precedenti.
A differenza delle precedenti misure emergenziali, l’adeguamento dei prezzi diventa ora applicabile per tutto il residuo tempo di esecuzione del contratto, fino alla data di fine lavori, per i cantieri pubblici avviati prima del nuovo Codice appalti. Rimane in vigore il sistema di compensazione che riconosce la percentuale degli scostamenti rispetto ai prezzi offerti dall’80% al 90%, in base alla data di presentazione dell’offerta.
Oltre all’estensione della revisione prezzi, tra i punti chiave ci sono le risorse e le modalità di finanziamento per coprire i maggiori costi, e l’allerta fenomeni speculativi sui materiali da costruzione.
Il tema del caro materiali da costruzione è tornato al centro dell’attenzione con lo scoppio del conflitto nel Golfo che ha innescato un immediato effetto caro‑prezzi con aumenti repentini e spesso ingiustificati, mettendo sotto pressione l’intera filiera dell’edilizia. La presidente ANCE, Federica Brancaccio, spiega di aver ricevuto le prime segnalazioni dalle imprese già a poche ore dall’inizio del conflitto, e che il fenomeno si è rapidamente ampliato.
L’associazione accoglie positivamente l’attenzione del governo, che sta valutando misure specifiche. Tuttavia, Brancaccio avverte che intervenire solo su carburanti e bollette non basta, perché molti materiali non sono soggetti ad accise e risentono comunque della crisi internazionale. Per questo propone di adottare uno strumento simile a quello introdotto per la guerra in Ucraina, che neutralizzava l’extra gettito fiscale derivante dai rincari, estendendolo a tutte le materie prime colpite direttamente o indirettamente dalla crisi.

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