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Effetto PNRR sul settore costruzioni

L’effetto PNRR frena la crisi e spinge il rilancio del settore costruzioni per il biennio 2025-2026

Il bilancio del settore costruzioni 2025 si chiude con una flessione contenuta dell’1,1%, un dato migliore rispetto al -7% inizialmente previsto. Secondo l’Osservatorio Congiunturale ANCE, la tenuta del comparto è merito del PNRR, che ha compensato il calo degli incentivi legati alle ristrutturazioni edilizie.

Nonostante la tenuta generale, l’anno appena concluso ha mostrato dinamiche opposte tra i diversi segmenti. La riqualificazione abitativa ha subito una contrazione del 18%, le nuove abitazioni registrano un calo del 5%, le opere pubbliche hanno invece segnato una crescita del +21%.

Ad oggi si contano circa 16.000 cantieri aperti, di cui i due terzi sono già in fase avanzata o prossimi alla conclusione. Il PNRR ha garantito volumi d’affari e ha agito come ‘booster’ per la qualificazione delle imprese: sono oltre 5.600 le aziende attivamente impegnate nei progetti PNRR, con un aumento dei dipendenti del 67% rispetto al 2017. Resta però la questione dei cantieri non avviati, il 41% degli interventi PNRR risulta ancora fermo.

Le prospettive per il 2026 delineano un ritorno al segno positivo. Si stima un aumento degli investimenti complessivi del 5,6%, trainato ancora una volta dalla spesa pubblica (+12%), mentre la riqualificazione edilizia dovrebbe tornare a crescere con un +3,5%.

Il giudizio complessivo per ANCE è positivo. “Le imprese si sono rafforzate, si sono strutturate, è aumentata la produttività, è aumentata l’occupazione insieme all’aumento dei fatturati, quindi sono tutti elementi molto positivi. In questo paese il comparto produttivo ha saputo rispondere e ha risposto con qualità”. Ha dichiarato Federica Brancaccio, presidente dell’associazione, in un’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore.

ANCE auspica “una flessibilità per chiudere bene tutto” e ritiene necessario “un PNRR della casa, un’operazione di riforme, come le semplificazioni urbanistiche ed edilizie, perché le regioni e i comuni, continuano ad arrovellarsi su un sistema regolatorio che non risponde alle esigenze di oggi”.