Tra geopolitica e costi crescenti, le filiere cercano nuovi equilibri

Le tensioni nell’area del Golfo non penalizzano esclusivamente le attività di export, ma incidono anche sullo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali, con ripercussioni che si stanno già propagando all’interno dell’intero sistema produttivo

L’attuale quadro economico e geopolitico, caratterizzato da elevata complessità e da continui e repentini mutamenti di scenario, rende particolarmente difficili analisi previsionali affidabili e strategie di medio-lungo periodo. Per alcune filiere produttive, inoltre, sarà necessario attendere ancora del tempo prima che emergano con chiarezza tutti gli effetti e il reale impatto della crisi internazionale in corso.
Le tensioni nell’area del Golfo non penalizzano esclusivamente le attività di export, ma incidono anche sullo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali, con ripercussioni che si stanno già propagando all’interno dell’intero sistema produttivo.
L’aumento dei costi energetici ha fortemente compresso i margini operativi, mentre il rincaro delle materie prime continua a esercitare pressione sui costi di produzione. A questi fattori si aggiungono gli incrementi legati alla logistica: i noli risultano già significativamente aumentati e le rotte alternative presentano costi più elevati.

“L’export è in difficoltà. L’incertezza, come sempre, è il primo nemico degli investimenti”. Ha spiegato il presidente di UCIMU Riccardo Rosa su Il sole 24 Ore. “Il mercato dei paesi del Golfo nel caso dell’area del legno-arredo vale il 7%, oltre un miliardo di vendite nel 2025. Il rallentamento della logistica – aggiunge il presidente di FederlegnoArredo Claudio Feltrin – genera ritardi nelle consegne e la merce in qualche caso resta bloccata in azienda, anche se in parte è già stata pagata. Sugli ordini nuovi dell’area è invece visibile un rallentamento”.
La filiera Legno-Arredo, che conta oltre 62.000 imprese e più di 292.000 addetti, ha chiuso il 2025 con un fatturato alla produzione che supera i 52,2 miliardi di euro, segnando una crescita dell’1,4% rispetto al 2024, confermando una fase di stabilizzazione dopo il rallentamento del biennio precedente.

In uno scenario internazionale così incerto come quello che stiamo attraversando, per Feltrin diventa sempre più strategica una maggiore diversificazione della presenza internazionale, con l’obiettivo di intercettare nuove opportunità in mercati meno tradizionali. Resta centrale il tema della competitività sui mercati globali, che richiede politiche industriali mirate e strumenti di supporto all’export per consolidare e ampliare i risultati raggiunti.

E proprio sul piano della competitività, unanime il giudizio positivo da parte delle associazioni e delle imprese per il rifinanziamento di Transizione 5.0.

“Stabilità e chiarezza sono indispensabili per chi fa investimenti”, ha commentato Riccardo Rosa. “Un grande segnale di attenzione e ascolto per il sistema produttivo” per Federlegno.