CBAM, il Parlamento UE amplia il perimetro ma elimina la clausola anti-crisi

Il Parlamento europeo ha definito la propria posizione sulla revisione del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), il sistema che introduce un costo sulle emissioni di carbonio incorporate nelle merci importate da Paesi extra UE

Il CBAM (Regolamento UE 2023/956) nasce con l’obiettivo di contrastare il rischio di delocalizzazione delle produzioni verso Paesi caratterizzati da normative ambientali meno rigorose, tutelando la competitività dell’industria europea e favorendo investimenti in tecnologie a basse emissioni.

La proposta approvata a metà settembre punta sia ad ampliare il raggio d’azione dello strumento sia a rafforzare il sostegno alla decarbonizzazione industriale.

Il meccanismo impone agli importatori di dichiarare le emissioni incorporate nei prodotti soggetti al regolamento e di acquistare certificati corrispondenti alla CO2 generata durante il processo produttivo. Restano esclusi i volumi inferiori a 50 tonnellate annue o le merci di valore trascurabile.

Uno degli elementi centrali della proposta riguarda l’estensione del CBAM ai prodotti a valle delle filiere industriali. Oltre ai comparti già interessati (cemento, ferro e acciaio, alluminio, fertilizzanti, energia elettrica e idrogeno), il sistema potrebbe includere numerosi manufatti in acciaio e alluminio come elementi di fissaggio, fili metallici, molle e articoli per la casa. Il Parlamento ha inoltre chiesto un’esenzione per specifici flussi di energia elettrica provenienti da Paesi terzi e utilizzati dai gestori di rete per assicurare la stabilità del sistema elettrico.

Dopo la fase transitoria, durata dal 1° ottobre 2023 al 31 dicembre 2025, il regime definitivo è entrato in vigore il 1° gennaio 2026. La prima dichiarazione annuale relativa alle importazioni effettuate nel 2026 dovrà essere presentata entro il 30 settembre 2027.

Le imprese che utilizzano materie prime soggette al CBAM hanno espresso preoccupazione per l’eliminazione dell’articolo 27, votata dal Parlamento europeo. La norma proposta dalla Commissione europea avrebbe consentito di sospendere temporaneamente l’applicazione del CBAM su determinati prodotti in presenza di shock eccezionali dei prezzi. In alternativa, il Parlamento propone di destinare temporaneamente i proventi del meccanismo ai settori maggiormente colpiti. Secondo Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli-FederlegnoArredo, la soppressione della clausola di salvaguardia riduce la flessibilità necessaria per affrontare situazioni straordinarie e rischia di aumentare i costi lungo le catene di fornitura, con effetti negativi sulla competitività delle aziende europee.

Il percorso legislativo resta aperto: il testo votato dal Parlamento costituirà la base del negoziato con Consiglio e Commissione europea per definire la versione finale della riforma.