Energia, export e burocrazia: i nodi da sciogliere per rilanciare investimenti e competitività

La situazione geopolitica, i costi energetici e la mancanza di politiche immobiliari creano grossi disagi alle aziende dell’arredo e dell’edilizia; le associazioni sono preoccupate e chiedono maggior sostegno nei confronti delle imprese italiane

Tra uno scenario internazionale incerto, rincari energetici e iter burocratici complessi, le imprese sono chiamate ad affrontare sfide che mettono sotto pressione. Dalla filiera legno-arredo al settore delle costruzioni si sollecitano interventi mirati per rafforzare la competitività, accelerare gli investimenti e favorire processi di trasformazione in linea con le richieste del mercato e gli obiettivi di sviluppo dei territori.

Il settore legno-arredo sta affrontando una fase delicata, una flessione con cali nei principali mercati europei, e a due cifre negli Stati Uniti e in Cina. Tra i problemi più rilevanti emerge il costo dell’energia, che continua a penalizzare la manifattura italiana rispetto ai concorrenti internazionali. Gli aumenti dei prezzi incidono infatti sull’intera catena produttiva, trasferendosi su componenti, materiali e prodotti finiti. A ciò si aggiungono le tensioni geopolitiche e il rallentamento della domanda globale.

Secondo FederlegnoArredo, il valore del made in Italy non basta più a compensare queste criticità. Per recuperare competitività e sostenere le esportazioni le soluzioni richieste comprendono interventi per ridurre il costo dell’energia, misure a tutela del mercato interno e una forte semplificazione della burocrazia.

Nell’ambito delle relazioni internazionali, il recente incontro del Comitato Misto Italo-Austriaco, al quale ha partecipato FederlegnoArredo, ha consentito di affrontare le principali sfide che interessano il settore per rafforzare la collaborazione tra Italia e Austria, considerato che quest’ultima rappresenta il principale fornitore di legname segato per l’industria italiana. L’obiettivo è definire una roadmap condivisa, per lavorare su progetti e sfide comuni.

Anche sul fronte locale si sollecitano interventi. Assimpredil Ance chiede ad esempio regole chiare e procedure più efficienti in modo da favorire nuovi investimenti, accelerare la rigenerazione urbana e rispondere alle diverse esigenze di Milano e hinterland. Nell’area milanese le proiezioni stimano al 2035 circa centomila nuove famiglie con un conseguente aumento di domanda di alloggi che devono tener conto anche delle trasformazioni demografiche, famiglie composte da una sola persona e invecchiamento della popolazione.

Secondo l’associazione è indispensabile anche un aggiornamento della legislazione nazionale, capace di chiarire i confini tra rigenerazione, ristrutturazione, cambio d’uso, recupero e sostituzione edilizia.