Secondo il 40° Rapporto congiunturale e previsionale Cresme, il settore costruzioni conferma una solida tenuta nonostante il contesto internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche e incertezza energetica
È stato presentato il Rapporto Cresme “Il mercato delle costruzioni 2026-2029”, il settore tiene sebbene la situazione politica ed economica non siano ancora complicate.
A fine anno gli investimenti registreranno un incremento del 2% rispetto al 2025, mentre il valore della produzione crescerà dell’1,9% a prezzi costanti.
Secondo Cresme, la capacità del comparto di assorbire gli effetti delle recenti crisi internazionali rappresenta uno degli elementi più rilevanti. Nel 2026 il mercato delle costruzioni raggiungerà quota 320,6 miliardi di euro di investimenti, circa 20 miliardi in più rispetto all’anno precedente. A sostenere questa crescita continua a essere soprattutto il comparto delle opere pubbliche. Gli investimenti in edilizia pubblica e infrastrutture toccheranno i 93,3 miliardi di euro, con un aumento di 11 miliardi rispetto al 2025 e livelli quasi triplicati rispetto al 2019. L’edilizia pubblica mantiene una traiettoria positiva nel corso del 2026, pur con prospettive di rallentamento negli anni successivi.
Sul fronte privato, chiusa la stagione del Superbonus, la riqualificazione residenziale conserva un ruolo centrale. Nel 2026 il segmento raggiunge un valore di 85,5 miliardi di euro, confermandosi la seconda voce del mercato delle costruzioni. Il dato evidenzia una sostanziale stabilizzazione rispetto agli 84,8 miliardi del 2025, pur rimanendo distante dai picchi registrati durante la fase di massima espansione degli incentivi fiscali.
Un fattore di sostegno arriva dal mercato immobiliare, dove il fenomeno delle successioni è destinato a incidere sul futuro del patrimonio edilizio: oltre un terzo delle abitazioni che entrano sul mercato deriva oggi da successioni ereditarie. Una quota destinata ad aumentare con l’invecchiamento della popolazione, con ripercussioni sulla domanda anche di efficientamento energetico, di adeguamento impiantistico e di interventi di recupero.
Dopo il 2026, tuttavia, l’attenzione si sposterà sul post-PNRR. Cresme prevede una fase di progressiva normalizzazione: dal 2027 gli investimenti rallenteranno leggermente e nel 2028 è attesa una moderata flessione. Lo scenario lascia intravedere una stabilizzazione su livelli strutturalmente più elevati rispetto al passato.
Cresme ha analizzato anche il Piano Casa (approvato il 1° luglio dal Senato), ritenendolo utile solo se capace di dare risposte immediate. Infatti, partendo dalle tendenze demografiche, il rapporto evidenzia che la tensione abitativa raggiungerà il suo apice nei prossimi 10 anni, per poi risolversi naturalmente.

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