Detrazioni fiscali

Detrazioni fiscali e Made in Italy. Finco con Acmi e Anfit incontra il MISE

Qui riportiamo integralmente la lettera inviata dalla Associazione Anfit al sottosegretario Sen. Cioffi del MISE

Finco con Anfit e Acmi in prima fila incontra il MISE, il Ministero dello Sviluppo economico. Tanti i temi di discussione nel colloquio con il sottosegretario Andrea Cioffi: anzitutto la difesa e la promozione del MADE in Italy e la ventilata decimazione delle detrazioni fiscali per gli interventi di risparmio energetico di cui tanto si parla ultimamente (vedi news). All’incontro hanno partecipato, tra gli altri,  la presidente di Finco Carla Tomasi, il direttore Angelo Artale, Nicola Fornarelli presidente di ACMI  e la presidente dell’associazione Anfit Laura Michelini. Di seguito la comunicazione Anfit inviata al Sen. Cioffi, Sottosegretario allo sviluppo economico del MISE che ha promesso di adoperarsi in merito.


“Illustre
Sen. Andrea Cioffi
Sottosegretario allo Sviluppo Economico
Ministero dello Sviluppo Economico
segreteria.cioffi@mise.gov.it
Ferrara, 24 settembre 2018

 

Illustrissimo Sottosegretario,

faccio seguito a quanto concordato durante l’incontro dello scorso 17 settembre presso gli uffici del Ministero per riassumerLe brevemente gli argomenti per cui ANFIT, Associazione Nazionale per la Tutela della Finestra Made in Italy, si sta battendo a difesa delle Aziende Italiane:

1. Le Aziende produttrici di serramenti dell’Est Europa godono di numerosi vantaggi rispetto alle Aziende italiane, a cominciare da un costo della manodopera che risulta di tre/quattro volte inferiore a quello pagato dai nostri produttori. Spicca però tra i vantaggi competitivi la detassazione sui prodotti esportati e installati in Italia presso i privati. Spesso tali produzioni dell’Est Europa sono situate nelle cosiddette ZES, Zone Economiche Speciali, dove usufruiscono di finanziamenti comunitari spesso a fondo perduto e di considerevoli agevolazioni fiscali. Il risultato finale è un prezzo di prodotto molto attraente che invoglia il consumatore finale a scegliere un produttore estero dimenticando che – da lontano – è molto difficile intervenire in caso di problemi che possono verificarsi successivamente alla posa in opera;

2. I prodotti esteri non sono soggetti alle normative, molto strette, a cui sono soggetti i serramenti prodotti in Italia: pur essendo conformi alla marcatura CE, nella maggioranza dei casi essi non soddisfano i requisiti delle prestazioni minime previste dalle norme in vigore in Italia. Un esempio per tutti è il mancato rispetto della norma 7697 sulla sicurezza dei vetri in edilizia obbligatoria secondo il Codice del Consumo di cui al DL 206/2005;

3. Sui bonifici relativi ai bonus fiscali – ecobonus e bonus casa – sui lavori effettuati da produttori e rivenditori nazionali viene applicata dalle Banche o dalle Poste una ritenuta d’acconto dell’8% (ritenuta non applicata ai produttori esteri che vendono direttamente in Italia e che ricevono i bonifici sui loro conti correnti in banche situate all’estero). Tale ritenuta d’acconto è estremamente penalizzante poiché sottrae liquidità alle aziende. Questa asimmetria di trattamento è ritenuta correttamente molto ingiusta da produttori e rivenditori italiani;

4. I limiti di prezzo massimo imposti dalla bozza del decreto sulla revisione delle detrazioni fiscali in edilizia stabiliscono valori troppo bassi per i serramenti: 350€ al Sud e 450€ al Nord, tutto compreso (progettazione, eventuali opere murarie, serramenti, cassonetti, scuri, posa in opera, smaltimento dei vecchi serramenti ecc.), quando le Associazioni di riferimento avevano proposto 750€ in tutto il territorio nazionale. Se la bozza di decreto verrà approvata, essa favorirà esclusivamente i prodotti provenienti dai paesi dell’Est, molto meno cari, stimolando inevitabilmente il proliferare della vendita in nero per poter restare sul mercato;

5. Il GSE ha bloccato il meccanismo dei Certificati Bianchi (TEE) relativi alle RVC standard per tutte le ESCO del territorio nazionale. Una delle ragioni è la richiesta di materiale documentale mai richiesto in precedenza, una richiesta che copre la mancanza di controlli in opera che GSE doveva effettuare e che non ha mai effettuato come sarebbe stato suo dovere. Il risultato è che ANFIT e le sue Aziende associate, che hanno aderito al meccanismo nel 2012 e beneficiato di un
ritorno economico per 5 anni, si trovano ora in gravi difficoltà per mancanza di liquidità. La nostra ESCO di riferimento ha dovuto essere messa in liquidazione a causa della richiesta del GSE di versamento di €4,6M pari ai TEE erogati negli anni scorsi, e questo è il futuro di molte altre aziende se il meccanismo non verrà riattivato per i rimanenti 3 anni.

Mi auguro che questa breve lista, non esaustiva, delle problematiche che le nostre Aziende devono affrontare ogni giorno possa essere discussa quanto prima da Lei e i Suoi Illustri Colleghi e possano essere trovate delle soluzioni che aiutino finalmente il mercato e il Made in Italy.

 

Distinti saluti,

Laura Michelini

Presidente Anfit”