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Post Superbonus: terziario e industria diventano il motore della transizione

L’edizione 2026 dell’Osservatorio Energy Efficiency & Green Building 2026 della School of Management del PoliMi illustra le dinamiche che influenzano il mercato dell’efficienza energetica in Italia, focalizzandosi sul ruolo e l’applicabilità degli incentivi, il Green Building e la decarbonizzazione dell’edilizia

Il mercato dell’efficienza energetica sta vivendo una trasformazione strutturale che ridefinisce le opportunità di business per le aziende della filiera. Con il ridimensionamento degli incentivi fiscali legati al residenziale, come il Superbonus, il centro degli investimenti energetici si sposta verso il settore terziario e industriale.

Le stime del report posizionano il valore globale del mercato tra i 53 e i 62 miliardi di euro, evidenziando una forte crescita della riqualificazione energetica per edifici non residenziali. Il terziario emerge come nuovo motore trainante con investimenti fino a 29 miliardi di euro, supportato dall’industria che beneficia delle misure del Piano Transizione 5.0, mentre il comparto della pubblica amministrazione focalizza le risorse verso modelli nZEB (Nearly Zero Energy Building).

Per le imprese operanti nel protocollo ESCo, dell’impiantistica avanzata e dell’edilizia sostenibile, gli edifici commerciali e direzionali rappresentano il target prioritario. Portare le strutture aziendali dalle classi energetiche F e G alla classe A richiede un investimento privato stimato oltre i 17 miliardi di euro, a fronte di un ritorno economico generato da 2 miliardi di euro di risparmio annuo in bolletta e una drastica riduzione delle emissioni di CO2.

Allo stesso tempo, i segmenti della PA come sanità e istruzione necessitano di importanti interventi di retrofit energetico per abbattere i costi operativi. Questo contesto di transizione energetica è accelerato dalle stringenti direttive europee sulla decarbonizzazione e sulla direttiva Case Green. I dati dello studio del PoliMi evidenziano la necessità di superare gli scenari tradizionali per adoperare una netta accelerazione industriale: gli obiettivi comunitari impongono di riqualificare oltre il 22% del parco immobiliare residenziale entro il 2030, con tassi di ristrutturazione annui che dovranno oscillare tra il 2% e il 4,5%.

Nel segmento non residenziale, la conformità normativa richiederà invece l’adeguamento di circa 15.000 unità immobiliari all’anno per coprire 120.000 immobili a elevate emissioni entro otto anni. Un numero molto al di sopra del trend degli ultimi cinque anni, durante i quali si sono registrate mediamente circa 9.000 unità all’anno.