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Venezia. Lo scempio delle trifore del tardo-gotico devastate dagli impianti di condizionamento

Succede al palazzo di Ca’ Giustinian direttamente collegato con Ca’ Foscari, l’università della città lagunare

La denuncia giunge dal sito “La Voce di Venezia” che un paio di giorni fa racconta: “A Ca’ Foscari delle trifore del tardo-gotico veneziano sono state trasformate in “contenitori” per impianti di condizionamento”. La foto che accompagna l’articolo lascia sgomenti e senza fiato: bellissime, antichissime trifore trasformate in alloggiamenti di grandi condizionatori. Il palazzo in causa è quello di Ca’ Giustinian dei Vescovi, situato nel sestiere di Dorsoduro e affacciato sul Canal Grande a fianco di Ca’ Foscari, sede dell’Università di Venezia. Direttamente collegato con Ca’ Foscari, viene utilizzato come spazio espositivo per le mostre che l’ateneo organizza.

Là dove si insegna, tra le tante materie, lettere, storia, filosofia, scienze della società e del servizio sociale e soprattutto conservazione e gestione dei beni e delle attività culturali e tecnologie per la conservazione e il restauro, è stato perpetrato lo stupro, permetteteci questo termine, di una facciata interna di un palazzo costruito nella seconda metà del XV secolo.

Qualunque sia stata la motivazione dell’installazione, anche se collocata in un cortile interno, essa non trova alcuna giustificazione. Soluzioni tecniche dignitose e rispettose della nostra storia sono sempre possibili. Basta aguzzare l’ingegno. La pessima e devastante installazione di impianti di condizionamento all’interno delle trifore quattrocentesche potrebbe essere un perfetto oggetto di studio quale “patologia della progettazione” all’interno dei tanti corsi dedicati alla storia dell’arte e del restauro che si tengono a Ca’ Foscari.

Dall’ateneo, così informa “La Voce di Venezia”, non giunge nessun commento riguardo ai permessi (se ve ne sono stati). E chissà dove era la Soprintendenza. Sono domande più che legittime che ci poniamo perché quel palazzo non appartiene all’ateneo. Esso appartiene a tutti noi.
(eb)

La foto in alto è tratta da “La Voce di Venezia”. Quella in basso da Wikipedia