Con il voto di fiducia della Camera, il Piano Casa si avvia verso l’approvazione definitiva, attesa in Senato a inizio luglio. Rispetto al decreto originale, alla versione finale sono state apportate alcune modifiche come l’estensione delle semplificazioni anche a soggetti privati, per la parte privata del Piano
Il Piano casa, contenuto nel Decreto Legge 66/2026, approvato alla Camera e in attesa del sì del Senato, conta su circa 10 miliardi di investimenti pubblici nei prossimi dieci anni con l’obiettivo di riqualificare 60mila immobili pubblici inagibili, di sviluppare l’housing sociale e attivare dei capitali privati con l’edilizia integrata, dove fondi di investimento avranno diritto a semplificazioni molto significative per operazioni sopra la quota di un miliardo di euro.
Al momento è disponibile poco più di un miliardo di euro, ma a breve dovrebbero essere convogliati 1,2 miliardi del PNRR e quasi 5 miliardi dei comuni per la rigenerazione urbana.
Rispetto al decreto originale, alla versione finale sono state apportate alcune modifiche. Per la parte privata del Piano sulla realizzazione di nuove abitazioni, il cambiamento principale riguarda i fondi provenienti dall’estero. Nella versione originaria del testo si prevedeva che le agevolazioni urbanistiche e volumetriche per investimenti privati inserite nel decreto fossero riservate alla fetta di edilizia convenzionata (almeno il 70%), solo di progetti superiori a un miliardo di euro nonché provenienti dall’estero. La versione approvata in prima lettura prevede invece che le agevolazioni e le semplificazioni burocratiche varranno per tutti i costruttori, ma introducendo tre requisiti: la capacità economica e finanziaria adeguata all’investimento, attestata da idonea documentazione di un primario istituto di credito o di un fondo di investimento; una documentata esperienza nella realizzazione o gestione di programmi edilizi di dimensioni analoghe; un impegno formale a mantenere la destinazione convenzionata degli immobili per l’intero periodo di vincolo.
Confermato non solo che il tetto di investimento rimane un miliardo, ma anche che gli interventi devono essere “fisicamente continui e funzionalmente unitari”. Questo significa che i progetti non potranno essere suddivisi tra le regioni per arrivare alla somma complessiva di un miliardo.
Il Piano Casa passa ora all’esame del Senato, dove dovrà essere convertito in legge entro i primi giorni di luglio. Successivamente si partirà con una ricognizione di tutte le unità residenziali di proprietà pubblica attualmente disponibili, per individuare le abitazioni in condizioni degradate, che non hanno impianti a norma e presentano difformità.

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