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What’s Next? Assemblea Generale Unicmi in edizione digitale

What’s Next è il titolo dell’ Assemblea Generale Unicmi che si è tenuta nella serata di venerdì 20 novembre in forma digitale

La pandemia ha stravolto le nostre abitudini e alcune consolidate consuetudini e molti si chiedono cosa ci sarà dopo. In realtà l’incertezza regna sovrana perché se da un lato c’è chi sostiene la tesi del “nulla sarà più come prima”, dall’altra c’è chi è convinto che appena tutto finirà ci sarà un ritorno alla normalità pre Covid. Forse la verità, come sempre, sta un po’ nel mezzo e a seconda dei settori più o meno polarizzata da una parte o dall’altra.

L’ Assemblea Generale Unicmi (Unione Nazionale delle Industrie delle Costruzioni Metalliche dell’Involucro e dei serramenti) ha voluto tracciare un profilo del futuro delle costruzioni, dell’edilizia e delle città post emergenza sanitaria e l’ha fatto per la prima volta in assoluto in versione digitale con un webinair dal titolo indagatorio What’s Next?

Alla presenza del presidente Guido Farè e del direttore generale Pietro Gimelli sono intervenuti l’architetto Ghirardelli dello Studio sbga Blegnini Ghirardelli; l’architetto Francesca Zirnstein, direttore generale di Scenari Immobiliari; Massimo Corsini, direttore commerciale dell’azienda di facciate Focchi, nonché vice presidente Unicmi e l’assessore all’urbanistica di Milano Pierfrancesco Maran.

Secondo l’architetto Ghirardelli sarà necessario in futuro, ma in effetti già da subito, pensare a nuovi modelli abitativi e lavorativi che hanno subito l’accelerazione di un processo che era già in atto che sta orientando gli edifici verso dinamiche decisamente più tecnologiche e con sistemi organizzativi nuovi. Bisogna intercettare il cambiamento e lavorare su questo ripensando le funzioni dei prodotti, così come degli spazi, degli edifici e infine delle città. Per lui il futuro abitativo sarà il modello francese della “città dei 15 minuti”; cioè città che diventano policentriche con quartieri strutturati per offrire agli abitanti tutto il necessario da poter raggiungere nel giro di un quarto d’ora.

Visione tendenzialmente ottimistica quella dell’architetto Zirstein che parla di un 2019 molto positivo per il settore degli investimenti immobiliari che si è protratto fino ai primi mesi del 2020 seppur in pieno lockdown. Il calo poi nel corso di quest’anno in effetti c’è stato ma il motore della ripresa sarà sicuramente la casa, un bene che rappresenta il 50% della ricchezza delle famiglie a livello europeo (che sale al 60% nel caso specifico dell’Italia). C’è molto da fare per migliorare il parco edile europeo e nazionale assolutamente non adeguato alle esigenze di una popolazione che si sta ancora più orientando verso la scelta di abitazioni con performance migliori (con aree esterne, spazi flessibili, maggior comfort, maggior illuminazione e meno inquinanti). Tutto questo fa ben sperare per il futuro del nostro settore perché i prossimi, sostiene la Zirstein, saranno anni di grandi possibilità e grande lavoro.

“La qualità dell’aria e il comfort abitativo saranno in futuro il tema sul quale sarà necessario confrontarsi” è l’appello di Massimo Corsini che sostiene la centralità del ruolo dell’involucro edilizio che negli anni ha avuto uno sviluppo davvero eccezionale e che assolve a ruoli sempre più importanti. L’emergenza Covid ha accelerato una trasformazione che era già in corso, verso l’adozione della facciata continua anche in palazzi a uso residenziale. Corsini invita a pensare all’involucro in maniera differente non più solo con performance statiche ma come elemento attivo e reattivo in grado di dialogare con l’ambiente esterno e con gli spazi interni, che possa raccogliere le informazioni e inviarle a un cervello centrale che le possa elaborare per integrare le funzioni con gli impianti.

Ha concluso la serata l’assessore Pierfrancesco Maran raccontando, ovviamente, della città di Milano citandola come esempio per l’Italia sotto il punto di vista delle costruzioni, dei progetti sociali e dell’urbanistica in generale. L’assessore ha parlato di incertezza per il prossimo futuro anche se è abbastanza convinto che le città non perderanno il loro ruolo centrale a favore di aree rurali o della provincia; così come non è tramontata l’epoca del lavoro in ufficio, anche se ovviamente questa esperienza di contatti a distanza porterà dei mutamenti alle nostre abitudini. Eppure ci siamo raccontati un cambiamento che in realtà non avverrà in un tempo breve. “Abbiamo scoperto realtà di prossimità non alternative alla città ma che si integrano alla realtà attuale del centro cittadino”. Maran esprime fiducia nel futuro sia della città di Milano (in vista delle Olimpiadi 2026) sia del settore delle costruzioni in generale grazie anche a bonus e superbonus messi a disposizione dallo Stato. Sono tre, secondo l’assessore, i cardini intorno ai quali si orienteranno edifici e città del futuro: ambiente, persone e tecnologia.

a cura di Olga Munini