Le emissioni in cantiere rappresentano una componente ancora poco analizzata dell’impatto ambientale degli edifici. Uno studio condotto da Deerns ha monitorato consumi energetici, trasporti e attività di costruzione, evidenziando il peso dell’energia elettrica e alcune possibili strategie per ridurre l’impronta carbonica dei lavori
Quando si parla di sostenibilità degli edifici, l’attenzione si concentra spesso sui consumi energetici e sulle prestazioni dell’immobile una volta completato. La fase di costruzione rimane invece meno conosciuta, nonostante il settore degli edifici e delle costruzioni rappresenti circa il 37% delle emissioni globali di CO₂.
Per approfondire questo aspetto, Deerns ha analizzato diversi anni di attività di cantiere, considerando consumi elettrici, trasporti e gestione dei rifiuti. Lo studio si è concentrato sulle fasi A4 e A5 della metodologia LCA, relative rispettivamente al trasporto dei materiali e alle attività di costruzione.
I dati raccolti mostrano che le lavorazioni hanno generato circa 11,30 kg di CO₂ equivalente per metro quadrato, contro i 6,95 kg associati al trasporto dei materiali. Un dato particolarmente interessante riguarda l’energia elettrica: quasi la metà delle emissioni legate alle attività di cantiere deriva infatti dall’elettricità utilizzata per macchinari, attrezzature, illuminazione e altre attività operative.
Il valore rilevato nel progetto analizzato è inoltre risultato inferiore ai benchmark Rics citati dallo studio per cantieri analoghi in Regno Unito, Danimarca e Paesi Bassi. Deerns sottolinea tuttavia che il dato non rappresenta una media dell’intero settore, ma evidenzia l’importanza di misurare ciò che avviene realmente durante i lavori.
Dall’energia alla prefabbricazione
Ridurre le emissioni in cantiere significa quindi intervenire anche sulle modalità con cui vengono organizzati i lavori. Lo studio individua nell’elettrificazione delle attrezzature, nell’impiego di energia da fonti rinnovabili, nell’ottimizzazione della logistica, nella gestione dei rifiuti e nella formazione alcune possibili direzioni di intervento.
Un ruolo interessante è attribuito anche alla prefabbricazione, con la realizzazione di componenti e parti dell’edificio in stabilimento prima del loro assemblaggio in cantiere. Questa modalità può contribuire a contenere sprechi, tempi di esecuzione e consumi, come evidenziato anche dal progetto analizzato da Deerns.
Misurare per avvicinare progetto e realtà
Lo studio mette infine in evidenza un tema più ampio: la necessità di disporre di dati reali sulle prestazioni e sull’impatto degli edifici. La distanza tra quanto viene previsto in fase progettuale e ciò che accade durante la costruzione rende utile un monitoraggio più sistematico delle attività e delle relative emissioni.
Tecnologie e digitalizzazione possono supportare questo processo, ma rimane centrale anche la preparazione delle persone che lavorano in cantiere. Per Deerns, la sostenibilità passa quindi non solo dalle soluzioni progettuali, ma anche dalla collaborazione tra progettisti e imprese, dalla formazione e dalla verifica delle prestazioni effettive.
L’obiettivo è ampliare il concetto di edificio sostenibile: non considerare soltanto il risultato finale, ma anche il processo necessario per realizzarlo e il suo impatto lungo il percorso di costruzione.
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