La durabilità del legno

Nella scelta del legno è importante valutarne l’effettiva idoneità all’uso nelle prevedibili condizioni di utilizzo per evitare svariate problematiche. Questo è l'argomento trattato da Confartigianato Legno, il nostro Guest Editor del mese di dicembre

Confartigianato è la più grande rete europea di rappresentanza degli interessi e di erogazione di servizi all’artigianato e alle piccole imprese. Nata nel 1946, Confartigianato accompagna l’evoluzione di aziende nelle quali convivono la tradizione di mestieri antichi e l’innovazione di attività che utilizzano tecnologie d’avanguardia. Samuele Brogio, di Confartigianato Legno, nostro Guest Editor del mese di dicembre ci racconta la durabilità del legno.

 

 

Nella mia carriera di perito ho spesso riscontrato che molte delle problematiche legate a scarsa durabilità del legno sono non tanto causate da un’intrinseca carenza di questo materiale dal punto di vista della durabilità, quanto da una scorretta selezione del tipo di legno da impiegare in una specifica situazione.

Infatti, per quanto possa sembrare ovvio, spesso si dimentica che:

  • il termine “il legno” in realtà non esiste, ma esistono “le specie legnose”, ognuna con le sue specifiche caratteristiche non solo estetiche ma anche e soprattutto di isolamento termico, di resistenza meccanica, di durezza e non ultimo di durabilità agli attacchi biologici
  • dal punto di vista della durabilità la scelta del legno sbagliato per l’uso sbagliato può portare a risultati catastrofici con relative marcescenze estese e perdite di funzionalità e sicurezza del manufatto.

Quindi, assai più spesso di quanto si dovrebbe, si seleziona il legno da utilizzare più in base alla sua apparenza estetica, alle sue prestazioni termiche (oggi di gran “moda”), alla sua reperibilità e alla sua facilità di lavorazione e al suo costo, che non analizzando la sua effettiva idoneità all’uso nelle prevedibili condizioni di utilizzo.

 

Premesso quanto sopra è necessario ricordare che analisi fatte unicamente in base all’esperienza personale, per quanto tale esperienza possa essere vasta e basata su una lunga militanza nel settore legno, rischiano di rivelarsi non sufficientemente obbiettive e quindi presentare un eccessivo margine di rischio; altrettanto se non più rischiosa è una eccessiva fiducia nelle capacità preservanti e protettive delle moderne vernici da legno, capacità che sono indiscutibili e inequivocabili ma che non possono porre rimedio equanimemente a tutte le possibili cause di marcescenza derivanti dall’esposizione dei manufatti in legno alle sollecitazioni dell’ambiente esterno. Preso atto di ciò è evidente che le necessarie analisi dovranno essere effettuate nella stretta osservanza della normativa di riferimento, che fortunatamente nel caso della durabilità del legname e dei prodotti a base di legno e decisamente esaustiva e chiara e di non equivocabile applicazione.

Il primo passo necessario per una corretta valutazione della tipologia di legno da utilizzare a seconda del rischio di attacco biologico è quello di identificare il livello di esposizione del manufatto che si andrà a realizzare al fine di poter chiaramente inquadrare il livello di sollecitazione al quale esso andrà esposto; tale valutazione potrà essere effettuata con il supporto della norma UNI EN 335:2013 redatta specificamente per questo scopo.

 

All’interno della UNI EN 335 vengono descritti e spiegati i possibili livelli di esposizione ai quali un manufatto in legno potrà essere sottoposto nel corso della sua vita operativa, definiti normativamente con il termine “Classi di utilizzo”, che secondo la norma sono:

  • Classe di utilizzo 1 – situazione nella quale il manufatto è all’interno di una costruzione e non esposto agli agenti atmosferici e/o al contatto (se non saltuario e accidentale) con acqua sia allo stato liquido (p.es pioggia) che sotto forma di umidità. In questo caso il rischio di attacco da parte di funghi sia del tipo “estetico” (ascomeiceti o “funghi dell’azzurramento”) che di tipo “dannoso” (basidiomiceti o “funghi della carie”) è insignificante e legato solo a incidenti occasionali.
  • Classe di utilizzo 2 – situazione nella quale il manufatto è riparato e non esposto agli agenti atmosferici e/o al contatto con acqua allo stato liquido ma nella quale si può verificare umidificazione occasionale ma non continua (per esempio a causa di nebbia) che condensi sulla superficie. In questo caso il rischio di attacco da parte di funghi è possibile (anche se non con elevata probabilità).
  • Classe di utilizzo 3 – questa classe, caratterizzata da possibilità di bagnature più o meno copiose e persistenti da parte di acqua allo stato liquido ma con manufatti posti non a contatto con il terreno, si divide sostanzialmente in due sottoclassi:
  • Classe di utilizzo 3.1 – situazione nella quale il manufatto viene bagnato da acqua allo stato liquido ma non rimane bagnato per lunghi periodi e nella quale non vi è rischio di ristagno di acqua; in questo caso il rischio di attacco da parte di funghi è possibile (con discreta probabilità).
  • Classe di utilizzo 3.2 – situazione nella quale il manufatto viene bagnato e rimane bagnato per lunghi periodi e nella quale vi è il rischio di ristagno di acqua; in questo caso il rischio di attacco da parte di funghi è possibile (con buona probabilità).
  • Classe di utilizzo 4 – situazione nella quale il manufatto è a contatto diretto e prolungato con il terreno e/o con acqua dolce; in questo caso il rischio di attacco da parte dei funghi è possibile (con elevata probabilità) anche se le parti costantemente immerse non corrono rischi di attacco da parte di funghi ma di degradazione batterica.
  • Classe di utilizzo 5 – situazione nella quale il manufatto è a contatto diretto e prolungato con acqua salata (di mare e/o salmastra); in questo caso sulle parti non permanentemente immerse è possibile l’attacco di funghi, ma il rischio maggiore è dato dall’attacco di perforatori marini.

Secondo la norma in tutte le classi di utilizzo l’attacco da parte di insetti perforatori è da considerare possibile; nello specifico l’attacco da parte di tarli è universalmente possibile in tutta Europa data la costante presenza di questi animali in tutto il territorio europeo, mentre l’attacco da parte di termiti è possibile solo localmente.

 

Contestualizzando le informazioni generiche date dalla norma e relazionandole al settore serramenti si può considerare che le due ultime classi di utilizzo non sono coerenti con la destinazione d’uso dei serramenti in quanto essi:

  • mai andranno in contatto con acqua di mare;
  • a meno di casi estremamente rari (per esempio un portone di passo carraio montato a chiusura di un cortile in terra battuta e che per qualche ragione “scenda” fino a portarsi a contatto con il suolo) mai rimarranno a contatto per lungo tempo con terreno bagnato e/o immersi in acqua.

 

Ragionando sulle classi rimaste si avrà che:

  • un serramento interno avente entrambe le facce poste su vani con umidità controllata (porte interne, porte su vani scala anche non riscaldati ecc…) si troverà in Classe di utilizzo 1;
  • un serramento esterno completamente protetto ma esposto all’esterno (per esempio posto sotto un porticato) si troverà in Classe di utilizzo 2;
  • un serramento esterno posto in posizione “normale” o un oscurante (antone, persiana) installato “a sporgere”, ossia posto all’interno di un vano murario di normale profondità (per esempio se installato “a centro muro” o “a filo interno”) si troverà in Classe di utilizzo 3.1;
  • un serramento esterno o un oscurante posto a filo esterno facciata si troverà in Classe di utilizzo 3.2.

Quanto sopra però non è da considerare regola assoluta ma una mera indicazione di massima; particolari condizioni, che potrebbero sembrare rare e insolite ma che nella realtà si verificano più spesso di quanto si possa immaginare, potrebbero variare in maniera drammatica le classi di utilizzo apparentemente prevedibili. Per fare alcuni esempi tratti dalla mia esperienza di perito, è caso di tenere presente che:

  • un serramento esterno che sul lato esterno sia adeguatamente protetto (per esempio sotto un portico) ma che sulla faccia interna confini con un locale doccia – magari poco areato e di piccole dimensioni – rischia di passare da una confortevole Classe 2 a una assai più rischiosa Classe 3.2 a causa delle frequenti bagnature e della presenza persistente di acqua che, data la scarsa areazione, non riesce a evaporare nel piccolo locale interno;
  • un serramento interno che però delimiti una piscina e confini con un locale non riscaldato può passare da una sicura Classe 1 a una molto più problematica Classe 3.2 a causa delle pesanti condense che si andranno a creare sui vetri del serramento;
  • un serramento interno che però confini con un locale seminterrato con forte umidità potrebbe passare dalla sicura Classe 1 a una ben meno tranquilla Classe 3.1 a causa delle condense che si potranno formare sulla faccia rivolta verso il seminterrato.

 

Valutata la classe di utilizzo legata al loro luogo di installazione, si dovrà definire la specie legnosa più idonea per la produzione dei serramenti a essa destinati. Per tale compito si potranno utilizzare le informazioni fornite dalla norma UNI EN 350, informazioni che dovranno essere valutate anche nel rispetto delle indicazioni della norma relativa alla verniciatura dei serramenti in legno UNI 11717.

a cura di Samuele Broglio