Ricerca materica e sperimentazione nelle porte di design contemporaneo che hanno fatto parte della mostra RoCollectible 2026, all’interno della galleria Rossana Orlandi, durante la scorsa Milan Design Week. Una selezione che ne riporta alla ribalta il potenziale estetico e simbolico
Durante la Milan Design Week, all’interno di RoCollectible26 le porte hanno avuto quella visibilità che solitamente non hanno all’interno degli spazi. La mostra Porte è stata sviluppata, all’interno della galleria Rossana Orlandi, come un percorso di rivalutazione di questi dispositivi che ne ha fatto emergere il profondo significato progettuale e simbolico di soglie, confini, ingressi, uscite, scorci, interruzioni, segni. Le opere esposte, realizzate da architetti, designer e artisti affermati ed emergenti, hanno tracciato una mappa di ricerca sui materiali e la sperimentazione che caratterizzano questi elementi al di là della mera funzione di meccanismo di apertura e chiusura. Le porte rappresentano il luogo di transizione fra dentro e fuori, tra apertura e chiusura, tra visibile e invisibile, ma anche della personalizzazione degli spazi e del collectible design, campo inesplorato dove poter sperimentare. La porta è tornata così al centro dell’attenzione per i suoi valori estetici e simbolici. Da dispositivo di gesti automatici sono state riprogettate per catturare l’attenzione e trasformare la vista, ma anche per rappresentare il nostro modo di vivere. L’ampia varietà di tipologie, materiali, proporzioni, visioni e di rapporti con l’ambiente e i suoi frequentatori, ridefinisce il modo in cui attraversiamo uno spazio e in cui lo spazio ci accoglie o ci respinge.
Le porte in espozione alla RoCollectible 2026
Fra le tante, la porta Collage Story di Kiki van Eijk è un invito alla curiosità e alla contaminazione. La sovrapposizione di materiali, forme e texture genera forme e proporzioni che fanno riferimento alla creatività dei bambini per la forma allungata, gli inserti curvi e sporgenti, i colori arancione mandarino e azzurro steso a mano con pastelli a cera. È l’accesso a un mondo dell’immaginazione.(1)
La micro-architettura Elianto Door di Patricia Urquiola è un volume a pianta triangolare che integra una porta blindata, sviluppata con Scrigno, rivestita in Cimento®, composto cementizio ottenuto da una miscela di aggregati minerali e leganti. La superficie con residui essiccati di semi di girasole, frutto di sperimentazione, conferisce profondità mettendo in evidenza il ruolo del materiale nel design.(2)
Il progetto Socchiusa / AJAR di Luca Cipelletti è una presa di posizione contro le porte a filo muro contemporanee che ne sviliscono il ruolo simbolico e architettonico. La leggera deformazione apportata alla porta interrompe la continuità con la superficie muraria. L’inserimento dell’intarsio, inoltre, rimarca l’idea di soglia capace di segnare il passaggio tra interno ed esterno, apertura e chiusura, visibile e invisibile. (3)
Cengiz Hartmann con Not now. Forever sfuma il confine tra arte e design funzionale progettando un’opera che diventa la manifestazione esteriore di una verità interiore. Il calco in piombo realizzato a mano che dà forma alla porta è in simbolo di un amore irrealizzabile. (4)
Funky Punky con tinte fluo e giustapposizioni formali è espressione di puro colore, creatività e divertimento. La porta di Joost van Bleiswijk che ricorda il decorativismo e l’ironia del design radicale degli anni’80, è composta da due battenti come quella dei saloon e può essere attraversata simultaneamente nei due sensi. (5)
The Shift è composta da pannelli in lucite dipinti sulla base di un dittico di Aurel K. Basedowche scorrendo su binari paralleli riescono a modificare continuamente profondità e percezione dell’immagine. La reinterpretazione della porta scorrevole di Draga & Aurel, è un dispositivo visivo spaziale in trasformazione in cui pittura e design sono strettamente connessi.(6)
a cura di Margherita Toffolon

Condividi l'articolo
Scegli su quale Social Network vuoi condividere