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Nuovo APE: le regole della Direttiva Case Green e il modello europeo

Dal 29 maggio la direttiva Case Green avvia l’armonizzazione europea della certificazione energetica. Nuove classi A-G, criteri più ampi e introduzione del GWP influenzeranno valutazioni e mercato immobiliare

A partire dal 29 maggio la Direttiva europea EPBD, nota come Case Green, impone agli Stati membri l’adeguamento dei sistemi nazionali di certificazione energetica a un modello comune europeo. Per il comparto edilizio e immobiliare si tratta di un passaggio destinato a ridefinire criteri e modalità di valutazione delle prestazioni energetiche degli edifici. Tuttavia, sul piano operativo, sarà necessario attendere il recepimento nazionale per comprendere nel dettaglio tempi e modalità applicative.

L’obiettivo principale delle disposizioni contenute nella direttiva Case Green è duplice: da un lato, garantire la comparabilità degli immobili tra i diversi paesi dell’Unione europea, dall’altro accelerare la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente, responsabile di una quota significativa dei consumi energetici e delle emissioni climalteranti. In questo contesto, il nuovo modello avrà impatti diretti sull’Attestato di Prestazione Energetica (APE).

Il sistema italiano attuale, strutturato su una scala che va dalla classe A4 alla G, sarà progressivamente sostituito da una classificazione unica europea dalla A alla G. La classe A identificherà gli edifici a emissioni zero, mentre la classe G rappresenterà il segmento meno efficiente del patrimonio edilizio. Le classi intermedie verranno definite sulla base della distribuzione reale delle prestazioni energetiche a livello nazionale, introducendo un criterio dinamico e comparativo.

Questo cambiamento implica che la classificazione energetica non dipenderà più esclusivamente dalle caratteristiche intrinseche del singolo edificio, ma anche dal suo posizionamento rispetto al contesto complessivo. Di conseguenza, alcuni immobili potrebbero essere riclassificati anche in assenza di interventi, con impatti su valutazioni, transazioni e strategie di investimento.

Parallelamente, evolvono i criteri di calcolo della prestazione energetica. Assumeranno maggiore rilevanza fattori come l’efficienza dell’involucro edilizio, la gestione dei ponti termici, l’inerzia termica delle strutture, l’integrazione di fonti rinnovabili, i sistemi di accumulo e le soluzioni per la gestione intelligente dei consumi. Un approccio che apre nuove opportunità per imprese, progettisti e produttori di tecnologie.

Tra gli elementi innovativo c’è l’introduzione del GWP (Global Warming Potential), che entrerà nel nuovo APE per misurare le emissioni complessive lungo il ciclo di vita dell’edificio: dalla produzione al trasporto fino alla dismissione dei prodotti da costruzione, le attività in cantiere, il consumo di energia nell’edificio ecc.

Gli APE emessi prima del 29 maggio 2026 manterranno validità decennale, salvo aggiornamenti obbligatori. Il recepimento nazionale dovrà poi chiarire il raccordo tra sistema vigente e nuovo modello.