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Tagliafuoco negli hotel: che problemi!

L’esperto ing. Gianrico Delfino mette in luce i problemi di manutenzione e posa sulle porte tagliafuoco in hotel sottoponendo all’attenzione generale cinque casi studio

Sulle porte tagliafuoco e i loro problemi negli hotel interviene l’ing. Gianrico Delfino, normatore, formatore, esperto di chiusure tagliafuoco e antieffrazione, e responsabile del Divisione Tagliafuoco di ACMI.


Problemi di manutenzione e posa sulle porte tagliafuoco in hotel

Decreto Sanzioni
Gianrico Delfino

Nel corso della mia attività ho avuto modo di essere diverse volte interpellato per dare pareri sulla funzionalità delle porte all’interno degli alberghi. La “deformazione professionale” mi hai poi portato ad analizzare in dettaglio alcuni aspetti, anche quando mi trovavo in albergo come semplice ospite.
Per le porte delle camere si tratta in generale di porte tagliafuoco in legno ad un’anta EI 30. Per la compartimentazione di corridoi e vani scale, si trovano invece porte anche a doppia anta e EI 60.
Riporto di seguito alcuni casi significativi.

1. La porta della camera che non si chiude (molto frequente).

La richiesta, sempre più diffusa, di avere porte di elevato isolamento acustico ha portato i costruttori a inserire sistemi di guarnizioni via via più complessi, che richiedono una significativa compressione delle guarnizioni stesse. Così accade spesso che il sistema di auto chiusura (cerniere a molla o chiudiporta), se non correttamente regolato, non riesce a completare l’operazione di chiusura. La porta sembra chiusa, ma in realtà rimane semplicemente appoggiata al telaio, non assicurando quindi la prestazione di resistenza al fuoco.

2. La porta “killer”

Per ovviare al problema di cui sopra bisogna aumentare la forza del sistema di autochiusura. Ma, se questa operazione non dà luogo normalmente a inconvenienti nel caso di porta equipaggiata con chiudiporta, può essere causa di gravi conseguenze se la porta è dotata di cerniere a molla non frenate. Infatti, per assicurare la chiusura in tutte le condizioni il posatore o manutentore carica le molle al massimo; ma quando la porta viene aperta a 90° o più, restituisce una forza molto elevata con conseguente elevata velocità che può essere causa di incidenti. Per questo motivo la norma UNI 11473-1 fissa dei valori minimi del tempo di chiusura, con conseguente limitazione della massima velocità.
Al proposito, riporto un incidente nel quale sono stato coinvolto in qualità di perito per esprimere un parere tecnico. Una porta di camera di hotel, dotata di cerniere a molla, chiudendosi ad una velocità troppo elevata (un tempo circa metà rispetto a quanto richiesto dalla norma), ha colpito in fronte un bambino di meno di due anni. Il bambino ha dovuto addirittura ricorrere a cure mediche ospedaliere.
Per l’aspetto giuridico, segnalo un caso diverso (si trattava di un portone di condominio, non di una porta di hotel) riconducibile però allo stesso problema tecnico. Il portone, pesante e a rapida autochiusura, ha colpito e procurato lesioni ad un ragazzo che si trovava sulla soglia. Con sentenza 10860/12 della Corte di Cassazione è stata riconosciuta la responsabilità del condominio per l’accaduto.
Per risolvere quanto esposto in questo punto e al punto precedente è necessario l’impiego dei chiudiporta a chiusura controllata e non le cerniere a molla tradizionali.

3. L’incontro elettrico

Nella maggioranza degli hotel l’apertura delle porte delle camere non avviene con chiave meccanica, ma con tessera codificata. Tale tessera trasmette il codice ad una serratura elettronica, posizionata sull’anta, oppure ad un incontro elettrico posizionato sul telaio.
In questo secondo caso, l’impulso elettrico libera l’aletta dell’incontro e di conseguenza viene a mancare l’appoggio dello scrocco sul telaio e la porta può essere aperta.
Il tipo di incontro elettrico generalmente più diffuso si riarma aprendo e poi richiudendo la porta. Quindi, fino al momento in cui la porta non viene aperta e richiusa l’incontro rimane in posizione libera. A me è capitato più volte di trovare in hotel un sistema di questo tipo, che non è però adatto per una porta tagliafuoco.
Infatti, se l’utente sblocca l’incontro con la tessera, ma poi non entra (per qualsiasi motivo, potrebbe ad esempio avere dimenticato qualcosa in auto), l’incontro rimane libero a tempo indeterminato, non assicurando, quindi, una corretta chiusura e compromettendo la resistenza al fuoco.
Un incontro elettrico con apertura ammessa solo per un limitato periodo di tempo risolve il problema ora esposto.

4. La cerniera con posizione di blocco

In un hotel mi è capitato di trovare una cerniera che, spinta oltre un certo angolo di apertura, si bloccava in posizione aperta. La richiusura era possibile solo accompagnando o spingendo la porta. È evidente che un sistema di questo tipo non è accettabile ed è del tutto equivalente alla zeppa di legno messa sotto la porta tagliafuoco per tenerla aperta.

5. La schiuma siliconica

Durante un sopralluogo in hotel, effettuato alla fine della posa, ho ritrovato, abbandonate a terra, le cartucce della schiuma utilizzata per sigillare lo spazio tra telaio e controtelaio delle porte tagliafuoco. Sulla cartuccia era riportata la scritta B3 DIN 4102. Purtroppo il significato di questa sigla è “materiale facilmente infiammabile”. Sono allora andato a controllare le istruzioni di posa del costruttore, che, fortunatamente, raccomandavano ben altro tipo di schiuma. Evidentemente il posatore ha preferito utilizzare la schiuma che aveva in fondo al furgone….

ing. Gianrico Delfino

Qui i precedenti interventi dell’ing. Gianrico Delfino

 

a cura di EB

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