Stretta cessione credito. Finco: decisione sbagliata

Presa di posizione di Carla Tomasi, presidente di Finco, sulla stretta alla cessione del credito prevista dal decreto-legge Sostegni-ter di imminente pubblicazione: decisione sbagliata, ma il problema è reale

Sulla stretta sulla cessione del credito prevista dall’imminente decreto-legge Sostegni-ter (vedi qui), in via di pubblicazione in Gazzetta interviene Finco, la Federazione delle Imprese per le costruzioni.


Bonus e Stretta, decisione controproducente

Quanto previsto in termini di divieto di ulteriore cessione del credito dall’ articolo 26 del Decreto cosiddetto “Sostegni Ter” è controproducente e potenziale terreno di coltura per un’importante serie di contenziosi, oltre ad essere iniquo sotto il profilo della retroattività nei confronti di contribuenti ed imprese. Il dispositivo entrerebbe in vigore già dal 7 febbraio pv : i crediti potranno essere ceduti una sola volta ulteriore, compresi Istituti ed altri intermediari finanziari, pena la nullità.

Detto questo dobbiamo però anche guardare al versante delle imprese, o meglio di alcune imprese – afferma Carla Tomasi presidente di Finco, la più importante realtà di imprese specialistiche e super specialistiche del Paese.

Barriere insufficienti

Se infatti siamo giunti a questo punto, e cioè che come al solito i molti onesti sono penalizzati dai pochi disonesti, è anche perché  non vi è  una barriera sufficiente – anche da un punto di vista culturale oltre che di inadeguatezza dei controlli – all’ingresso sul mercato di una serie di soggetti che lo inquinano: “dopolavoristi” ed operatori in nero; imprese aventi tutt’altra competenza, ammesso l’abbiano; general contractor che di  “general” non hanno nulla, neanche un minimo di capacità finanziaria; scatole vuote senza dipendenti; imprese “nuove” e “nuovissime” create ad hoc (a questo proposito Agenzia delle Entrate ha tutti i dati per intervenire prima e non dopo, magari dislocando una percentuale un po’ più alta dei suoi oltre 30.000 dipendenti sul tema in questione).

Vulnus alla ripresa economica

Occorre prendere seria ed immediata consapevolezza che questa misura, che porta all’irrigidimento degli istituti bancari e finanziari – e vediamo come già ad esempio  si sta regolando Poste Italiane – costituisce un sicuro vulnus alla ripresa economica che i bonus stavano contribuendo fortemente a conseguire.

E, sotto il profilo dell’adeguatezza degli operatori economici, è soprattutto giunto il momento di una riflessione  sulle regole che presiedono alla loro  qualificazione.

Se da un lato si vuole perseguire chi non opera correttamente nell’ambito dei lavori privati, dall’altro si apre la via, nel settore delle opere pubbliche, a quanto di peggio si possa immaginare liberalizzando il subappalto in maniera totale, togliendo il massimale di ribasso tra appalto e subappalto, imponendo addirittura da parte della Stazione Appaltante – cosa che non avrebbe sfigurato  neanche in un piano quinquennale sovietico – il tipo di contratto di lavoro che l’azienda appaltatrice deve applicare in caso di appalti legati ai Programmi PNRR,  che saranno di pressoché completo riferimento da qui ad un decennio.

Il vero tema

Ma si pensa veramente di assicurare la qualità e la sicurezza in questo modo demagogico, che non ha alcuna connessione con il vero tema che è quello della qualificazione delle imprese e delle Stazioni Appaltanti (ma ne ha in realtà molta con il finanziamento del sistema delle Casse Edili e degli Enti Bilaterali)?

In sostanza, da un lato si persegue  in maniera indiscriminata  la bonifica del mercato dei bonus e, dall’altro, si aprono porte, anzi portoni al malaffare ed alla sciatteria, quando non peggio, nei lavori pubblici – conclude la Presidente Tomasi.

 

a cura di EB