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Marcatura CE chiusure tagliafuoco. Delfino: “Ci sono anche le EXAP”

Blog. Il responsabile della Divisione Tagliafuoco di Acmi segnala che per la marcatura CE dei prodotti vi sono spesso le Extended Applications tra le incombenze che spettano ai produttori che vogliono certificare le tante possibili varianti.

Ai fini della marcatura CE delle chiusure tagliafuoco l’ing. Giovanni Tisi metteva in luce qualche giorno fa (vedi news) che in fondo in fondo le cose non erano troppo difficili. La considerazione era stata formulata per rispondere alle lamentele di quei produttori che erano stati colti “di sorpresa” dalla Circolare del Ministero dell’Interno che segnalava l’obbligo di marcare CE le chiusure tagliafuoco – porte pedonali esterne e portoni – una volta scaduto il periodo di coesistenza della EN 16034 (tre anni di tempo!…). Ne era sorto un vivace dibattito che aveva visto la luce anche su queste pagine (vedi news). Parecchi produttori avevano sperato in una proroga che non è arrivata e quindi bisognava alzarsi le maniche, darsi da fare, correre ai ripari per marcare CE i prodotti come segnalava un esperto del settore tagliafuoco, Eros Chemolli (vedi news). Alle considerazioni di Tisi ora si aggiungono le riflessioni dell’ing. Gianrico Delfino, esperto di chiusure tagliafuoco e responsabile della Divisione ad hoc di Acmi, in merito alla complessità del settore che richiede delle valutazioni aggiuntive rispetto ai serramenti normali. (eb).

Immagine: doc. CSI


, esperto di chiusure tagliafuoco
Gianrico Delfino

Ho letto la nota dell’ing. Giovanni Tisi: “Marcatura CE tagliafuoco. Molto rumore per nulla”. Tutto quanto illustrato è corretto e sicuramente la procedura non è così complessa come qualcuno teme.

Vorrei solo aggiungere che il tutto si complica, però, per le chiusure tagliafuoco, se il prodotto è oggetto di possibili varianti. Le varianti possono essere: l’utilizzo di diversi modelli di accessori (serrature, maniglioni antipanico, chiudiporta ecc..), di diversi sistemi di ancoraggio (controtelaio, zanche, tasselli), dell’utilizzo o meno di alcuni componenti (guarnizioni, soglie, griglie …), di diversi materiali base (acciaio inox, lamiere di diverso spessore, rinforzi longitudinali) e altri.

In questo caso esiste la possibilità, seguendo rigorosamente i criteri delle varie parti della EN 15269 (EXAP), di redigere i Rapporti di Applicazione Estesa  (Extended Applications), che sono relazioni tecniche, a volte anche complesse, che giustificano l’introduzione di una determinata variante.
Tali rapporti sono redatti dai laboratori e hanno il valore e la struttura di un rapporto di prova. Si capisce che se si parla di prodotti con molte varianti a listino si tratta di un lavoro voluminoso, che richiede spesso prove addizionali e comunque tempo e impegno. Che si tratti di un lavoro voluminoso è dimostrato anche dal numero delle pagine delle varie parti della EN 15269 che consistono di centinaia di pagine. Solo le EXAP per le chiusure tagliafuoco in legno sono contenute in più di 80 pagine. Più di 90 quelle per le chiusure tagliafuoco in metallo e così via.

Una limitazione importante introdotta poi dalla marcatura CE esiste sulle dimensioni dei portoni tagliafuoco, che ricadono nello scopo della norma EN 13241.
Infatti, prima dell’avvento della marcatura CE l’estensione dimensionale oltre le dimensioni permesse dal forno di prova standard (3m x 3m) era possibile, in accordo al DM 20 aprile 2001, sulla base di una relazione tecnica.
Oggi invece, con i criteri delle norme EN, tale estensione deve avvenire sulla base di prove in dimensioni reali. Quindi il costruttore, per arrivare alle massime dimensioni richieste dal mercato, deve realizzare delle prove specifiche presso uno dei pochi laboratori europei in possesso di forni di 5, 6 o 7 m.

Probabilmente sono più questi fattori che non quelli illustrati nell’articolo di Tisi che hanno creato difficoltà a qualche costruttore di porte o portoni tagliafuoco.

Ing. Gianrico Delfino, Acmi

a cura di Ennio Braicovich

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