Normativa

Serrande tagliafuoco. Alternativa ai portoni scorrevoli?

L’ing. Gianrico Delfino fa il punto sulla situazione regolamentare di un prodotto che può rappresentare una valida alternativa al tradizionale portone scorrevole

Le serrande tagliafuoco per ambienti commerciali e industriali (da non confondersi con le omonime serrande tagliafuoco per condotti di ventilazione e simili) sono utili elementi di chiusura ancora poco conosciuti. Qui introduce il tema l’ing. Gianrico Delfino, normatore e responsabile della Divisione Tagliafuoco di Acmi delineando le caratteristiche e le funzioni dei prodotti, i loro vantaggi applicativi e l’assetto normativo che le governa. (EB)


Prodotti poco conosciuti: le serrande tagliafuoco

ing. Gianrico Delfino
ing. Gianrico Delfino

Per la chiusura e la compartimentazione tagliafuoco di aperture di grandi dimensioni la soluzione più comunemente utilizzata è il portone scorrevole. Si tratta di un prodotto diffuso da molti anni e del quale sono reperibili sul mercato ottimi modelli proposti da diversi costruttori italiani.
Però non sempre questa è la soluzione ottimale. Trattandosi infatti di un portone a scorrimento orizzontale, ha bisogno, lateralmente, di altrettanto spazio quanta è la sua luce di passaggio.

Inoltre, a seguito dell’entrata in vigore della marcatura CE obbligatoria, non è più possibile usufruire delle estensioni dimensionali (a volte quasi illimitate) ammesse dal D.M 20 aprile 2001. Infatti l’estensione dimensionale concessa dalle norme europee è più restrittiva e l’offerta di portoni tagliafuoco di larghezza superiore a 5,5 – 6 m non è proposta da tutti i costruttori.

Può essere preso allora in considerazione l’impiego di serrande tagliafuoco. Come le tende tagliafuoco hanno il manto avvolto su un tamburo e quindi non hanno bisogno di spazio laterale.
Rispetto alle tende tagliafuoco, le serrande tagliafuoco possono però essere utilizzate come barriera fisica in quanto vantano un mantello di maggiore robustezza, costituito normalmente da struttura di acciaio e quindi in grado di assicurare maggiore protezione.

Ideale applicazione, quindi, per chiusure dove non si può sfruttare la larghezza perché in tunnel, ma si ha altezza disponibile per l’avvolgimento.
In commercio sono disponibili modelli di serrande tagliafuoco fino a larghezze di oltre 8 m ed altezze di oltre 5 m. Il movimento di apertura / chiusura è assicurato tramite motore elettrico. La chiusura in caso di incendio sarà normalmente per gravità, a seguito dell’intervento dei rilevatori di incendio.

L’assetto normativo per le serrande tagliafuoco

Naturalmente tali movimenti devono avvenire nel rispetto dei criteri della norma EN 13241 e altre ad essa collegate per quanto riguarda i movimenti di apertura e chiusura (a motore o per gravità).
La serranda tagliafuoco è soggetta a marcatura CE obbligatoria in sistema AVCP 1, con rilascio della DoP (Dichiarazione di Prestazione) e in conformità alle norme EN 13241 e EN 16034.

La norma per le applicazioni estese (Extendend Applications) applicabili alla prestazione tagliafuoco è la EN 15269-10.

Quest’ultima norma consente, sotto determinate condizioni, l’estensione fino a grandi dimensioni, anche avendo provato un campione sul forno di dimensione standard 3 m x 3 m.
Le regole di estensione diretta concedono invece un aumento di dimensioni comunque non superiore al 30% in altezza e 10% in larghezza, rispetto al campione provato.

Trattandosi di una chiusura tagliafuoco inserita nello scopo della norma EN 1634-1, le prove di resistenza al fuoco possono svolgersi presso i laboratori normalmente utilizzati per prove di porte e portoni.
Forse inutile aggiungere che, essendo un prodotto motorizzato, deve essere conforme alla Direttiva Macchine e a tutte le direttive in materia elettrica / elettronica.

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